Il “Decreto Abruzzo” diventa legge
Epilogo deludente per la vicenda del cosiddetto “Decreto Abruzzo”: alla Camera non è stata apportata nessuna modifica rispetto alla versione, ampiamente insoddisfacente, uscita dall’aula del Senato.
Una campana a morte, forse, per l’economia della provincia aquilana e del Centro Abruzzo: rimangono fuori dal decreto, ora legge dello Stato, misure e incentivi assolutamente necessari per evitare il tracollo dell’intera area.
Rimane solo da augurarsi che i politici locali e i rappresentanti dell’Abruzzo al Parlamento nazionale non restino con le mani in mano e facciano le necessarie pressioni per arrivare alla presentazione e all’approvazione di ulteriori provvedimenti a favore delle aree colpite dal sisma.
Non sarebbe la prima volta, d’altronde: nel caso del terremoto che colpì Marche e Umbria, ad esempio, il governo emise in tempi successivi quattro diversi decreti legge volti a precisare, definire e dove necessario ampliare la portata dell’intervento pubblico a favore delle aree terremotate.
Link esterni:
- la notizia della conversione del decreto alla Camera;
- un riepilogo dei punti principali del decreto stesso.
Mi chiamo Luciano Centofanti, sono originario di Lucoli, Comune in Provincia dell’Aquila, ma sono residente a Roma.
A Lucoli sono nati e sono sepolti mio Padre, miei perenti ed i miei amici e nella frazione di Prata sono proprietario non residente di una casa, danneggiata cat B dal terremono e dal decreto non benificerà di contributi dello Stato per la ristrutturazione..
Ciò premesso vorrei richiamarmi alla differenza di trattamento nel decreto per la ricostruzione tra i proprietari di immobili residenti e i non residenti nei Comuni delle zone terremotate. Poichè nelle misure si parla genericamente di residenti sarebbe opportuno che i Comuni, nell’esaminare le varie situazioni dei terremotati per l’erogazione dei contributi,, accertino se i residenti siano effettivamente tali oppure se, prima del 6 Aprile, uno dei componenti della famiglia abbiano ottenuto una residenza dal Comune pur vivendo e lavorando in un altro Comune.
Le Autorità dei Comuni coinvolti, dovrebbero inoltre avere chiara la necessità di fare riconoscere un supporto economico anche agli altri proprietari non residenti che, se abbandonati a loro stessi, non potranno avere ne cuore ne la forza economica per ricostruire ed allora saranno i Comuni a loro volta e l’economia del posto che a loro volta ne subiranno gli effetti negativi.
Grazie dell’attenzione che vorrete riservare a questo aspetto, uno dei tanti problemi della ricostruzione.
Ciao Abruzzo.
Buon lavoro
Signor Centofanti, innanzitutto grazie a lei per il suo intervento su questo blog. Questo decreto – anzi, questa legge, ormai – così com’è non va bene per tanti motivi. Uno di questi è proprio dato dalle disparità di trattamento a cui lei fa giustamente cenno, e dallo spazio lasciato a possibili escamotage per aggirarle.
In precedenti occasioni – come il terremoto che ha colpito Umbria e Marche, ad esempio – lo Stato finanziò al 100% la ricostruzione delle prime, delle seconde e, a certe condizioni, delle terze case.
Questo permise sia ai residenti che ai non residenti (cittadini umbri e marchigiani trasferitisi in altre località o regioni o Paesi per motivi di lavoro o altri, e turisti affezionati ai luoghi) di mantenere le proprie radici (o di continuare a tornare in vacanza in quei posti) mantenendo vivo e vitale un flusso di denaro e di consumi sul territorio difficilmente sostituibile con altre fonti di reddito.
Il finanziamento al 100% per la ricostruzione andrebbe quindi esteso in maniera generalizzata anche (almeno) alle seconde case, sia dei residenti che dei non residenti, in quanto sicuro volano per l’economia delle zone colpite, e non solo nella fase dell’emergenza.
C’è da augurarsi che il governo metta a punto nei prossimi mesi – meglio sarebbe già nelle prossime settimane – le necessarie correzioni di rotta, e vari un secondo provvedimento a integrazione di quello varato ieri.
Sono perfettamented’accordo con Giovanni che ha centrato il problema e le relative conseguenze.
Condivido le parole del sig.Centofanti e apprezzo la risposta di Giovanni. Anche io mi auguro che il governo provveda in tempi brevi a colmare le lacune di questo decreto…Vorrei aggiungere una considerazione sulla proposta che vorrebbe un recupero di imposta in tot numero di anni per i non residenti che provvedano a lavori di ripristino di case danneggiate. nella maggior parte dei casi si tratta di persone che con sacrifici hanno cercato di mantenere una casa avuta in eredità o persone che hanno scelto uno scorcio panoramico per tranquilli periodi di riposo o per dare la possibilità a figli e nipoti di godere delle bellezze naturali di una regione che offre moltissimo..a queste persone si chiede ora di anticipare cifre impensabili. mi sembra davvero improbabile che questa proposta possa avere seguito e tanti piccoli centri sono destinati a scomparire.. lo dico con tanta amarezza!
Vero anche questo, purtroppo: non so quanta gente potrà anticipare cifre, anche consistenti, che si vedrà poi restituire col contagocce (l’orizzonte temporale di questa legge arriva fino al 2023, per certe cose).
Tenendo presente che almeno qui a Sulmona i soldi per la ricostruzione del terremoto 1984 stanno ancora arrivando questi giorni possiamo capire i tempi. Ma sono ottimista alla fine ci saranno soldi per tutti.
Speriamo, ma certo questa legge così com’è non basta: non vorrei che “alla fine” nel caso dell’Abruzzo significasse “dopo che il paziente è morto”.