Cento imprese unite danno vita al Consorzio Costruzioni di Confartigianato

Oltre cento imprese delle filiera delle costruzioni hanno dato vita al “Consorzio Costruzioni Confartigianato” pensato e programmato per rispondere operativamente alle necessità di ricostruzione emerse dopo il sisma del 6 aprile scorso, ma anche per creare un “Sistema d’imprese” forte ed efficace in grado di partecipare ad appalti pubblici e privati.

Oltre alle imprese del settore vedrà la partecipazione anche di tutte le professionalità necessarie come: ingegneri, architetti e geometri. Archiviata la prima fase si aprono ora possibilità lavorative enormi e quindi sarà necessaria una presenza forte nel sistema d’imprese che sappia relazionare con tutti gli Enti preposti.

“L’adesione di così tante ditte è andata oltre le nostre aspettative”, ha spiegato Flaviano Cosimati, segretario Confartigianato di Avezzano. “Dopo la costituente il primo obiettivo che ci siamo posti è quello di accreditarci al più presto come consorzio in modo tale da poter partecipare alla ricostruzione, ma anche di rispondere ad altre gare pubbliche o private”.

I relatori, il segretario Cosimati, insieme a Gianfranco Oligeri coordinatore della Consulta Nazionale dei Consorzi Confartigianato e ad Enrico De Cristofaro, esperto in appalti e ricostruzioni, hanno spiegato alle oltre cento ditte marsicane presenti, e a quelle provenienti da Sulmona che hanno voluto aderire al consorzio, che in questo momento stare insieme è fondamentale poiché il mercato ha bisogno di interlocutori in grado di operare a 360 gradi, e il consorzio costituitosi possiede proprio quest’arma vincente.

Già da subito il consorzio sarà in grado di rispondere a gare di appalto senza limiti in quanto verrà supportato in ATI dalla consulta nazionale dei consorzi confartigianato che avrà comunque l’obbligo di far lavorare solo le imprese consorziate. Nell’assemblea si sono affrontati anche altri temi legati sia alla costituzione che all’attività vera e propria del consorzio e tra questi è stato posto l’accento sulla recente norma che fissa a 500.000 euro la soglia per indire appalti pubblici senza evidenza pubblica.

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