Ad Avezzano parte delle macerie del terremoto: pericolo amianto?
Due nuove discariche per inerti e una riunione istituzionale per la prossima settimana. Sono state queste le due decisioni più importanti scaturite dalla riunione tenutasi ieri alla caserma della Guardia di Finanza di Coppito per risolvere la questione macerie a L’Aquila.
Presenti quasi tutte le istituzioni, con il prefetto Franco Gabrielli, l’assessore regionale alla Protezione Civile Daniela Stati, la presidente della Provincia Stefania Pezzopane e il suo assessore all’Ambiente Michele Fina, oltre a vari sindaci aquilani e alcuni tecnici degli enti. Assente l’amministrazione aquilana.
Barisciano e Avezzano, in località Valle Solegara, per 900 mila metri cubi totali. Sono queste le due città che hanno accettato di mettere a disposizione i loro impianti per parte dei milioni di tonnellate di macerie che a sette mesi dal sisma ancora ingolfano le strade dei 57 paesi del cratere sismico.
La riunione è stata indetta dalla Provincia, in un tavolo che ha messo insieme tutti gli attori per cercare di capire che cosa è andato finora nel verso sbagliato. È stato lo stesso prefetto che nel corso dell’incontro, svoltosi a porte chiuse, ha espresso la sua preoccupazione per lo stato delle cose.
“Ci troviamo di fronte ad un problema enorme e complessissimo che va oltre ogni immaginazione”, ha dichiarato Michele Fina. Oltre alle stimate 2,5 milioni di tonnellate oggi presenti nei vari comuni, si dovranno aggiungere nel corso dei mesi anche quelle derivanti da demolizioni e ristrutturazioni.
Sette i nodi che hanno impedito la rimozione della macerie individuati da Fina, tra i quali il problema della necessità di nuovi siti di stoccaggio temporaneo e le regole eccessivamente stringenti dell’Unione Europea in tema di smaltimento di rifiuti, sui quali il governo potrebbe anche chiedere una moratoria. “Ci sono molti temi immediatamente affrontabili, poi si potrà anche intervenire con ordinanze della Presidenza del Consiglio dei Ministri”, ha detto ai giornalisti il prefetto Gabrielli.
Entro lunedì, ha annunciato Fina, i tecnici di Regione, Provincia e Protezione Civile dovrebbero elaborare una serie di soluzioni sui problemi individuati, soluzioni che dovranno essere presentate al tavolo istituzionale che dovrebbe svolgersi mercoledì, al quale saranno presenti anche Guido Bertolaso e i sindaci del cratere, e nel quale forse si deciderà quale dovrà essere la sorte delle macerie aquilane.
(fonte: CityRumors)
Ecco, il passaggio relativo alle “regole eccessivamente stringenti dell’Unione Europea in tema di smaltimento di rifiuti” è preoccupante: è già girata più volte voce che fra le macerie delle case e dei capannoni crollati siano state trovate tracce di amianto, ad esempio – una sostanza fortemente cancerogena, che si può respirare con le polveri sollevate dal vento: più che a eventuali moratorie, io penserei a verifiche rigorose, così da evitare che le discariche diventino delle autentiche bombe ecologiche in grado di mettere in pericolo la salute e la vita dei cittadini.
L’amianto è un “rifiuto speciale” altamente pericoloso, e come tale va gestito: non certo scaricandolo in una normale discarica.
Su questo le autorità, a ogni livello, devono fornire garanzie concrete, verificabili, e istituire appositi controlli affinché sostanze come l’amianto non vengano portate in discarica ma vengano avviate verso apposite aree di stoccaggio e smaltimento.
In mancanza di queste garanzie, e dell’accesso pubblico ai risultati dei controlli, il Comune ha il dovere di tutelare la salute pubblica e quindi il diritto di rifiutarsi di ospitare le macerie nelle proprie discariche.
L’emergenza non è e non deve diventare un buon motivo per mettere a rischio delle vite umane.