A letto con l’influenza, i genitori lo trovano morto
Non è comunque stata l’influenza A a uccidere P. N., di 39 anni, di Teora di Barete.
Lo hanno rivelato gli esami eseguiti nell’ospedale di Avezzano all’indomani dalla morte dell’uomo in circostanze che avevano fatto pensare ad un possibile contagio del virus A H1N1.
L’uomo da circa una settimana era affetto da una forte influenza, tanto da dove rimanere a letto. Ed è proprio in camera da letto che l’altro ieri i genitori lo hanno trovato senza vita. Il medico curante aveva escluso sin dall’inizio la possibilità potesse trattarsi dell’influenza A ma il magistrato di turno, a scopo precauzionale e date le circostanze nelle quasi si è verificato il decesso, ha disposto una serie di accertamenti affidandoli al nosocomio di Avezzano dove, tuttavia, «verranno effettuate ulteriori verifiche per stabilire i motivi del decesso».
In casa del trentanovenne erano giunti anche i Carabinieri della Compagnia dell’Aquila chiamati dai genitori che hanno chiesto ai militari di fare luce sulla morte improvvisa del giovane. Sono stabili, invece, le condizioni dell’operaio di 35 anni che nella giornata di domenica è stato trasferito dall’ospedale di Atri all’Istituto “S.Matteo” di Pavia.
Il paziente, che accusava sintomatologia influenzale già da lunedì scorso, era stato ricoverato nel reparto di medicina dell’ospedale di S. Omero venerdì pomeriggio, con febbre alta e insufficienza respiratoria, in assenza di altre patologie pregresse.Le sue condizioni, nella mattinata di sabato e nonostante le terapie praticate nel corso della notte, sono peggiorate tanto da richiedere l’intervento degli anestesisti che lo lo hanno trasferito nella rianimazione dell’ospedale di Atri. Dopo la conferma (da parte del laboratorio analisi dell’ospedale di Teramo) dell’infezione da virus A/H1N1 sono stati avviati i contatti con le unità di crisi previste dal Ministero per far fronte alla pandemia in atto.
‘Istituto S. Matteo di Pavia, che è uno dei 12 centri nazionali indicati dal Ministero della Salute, ha dato disponibilità a procedere a trattare il paziente in loco, per poi trasferirlo nel proprio centro. L’ équipe del San Matteo, costituita da 11 specialisti tra rianimatori, tecnici perfusionisti, cardiochirurghi e infermieri specializzati, è arrivata all’Ospedale di Atri nella mattinata di domenica portando con sé anche le attrezzature necessarie, ed ha sottoposto il paziente ad un trattamento denominato Ecmo (Extra Corporeal Membrane Oxygenation ).
L’Ecmo consiste nell’attivare una circolazione extracorporea al fine di ossigenare il sangue liberandolo dall’anidride carbonica, tenendo “a riposo” i polmoni. Il paziente è stato poi trasferito a Pavia nel primo pomeriggio di domenica con un aereo dell’aeronautica Militare. Il prof. Iotti, Primario della rianimazione del S. Matteo, contattato telefonicamente si è detto fiducioso in un miglioramento del paziente che è in condizioni stabili, seppur ancora in prognosi riservata.
(fonte: Il Tempo)