L’Aquila manda a casa la presidente contestatrice

Era lei il volto che entrava nelle case, che appariva in televisione, nelle tendopoli, abbracciata a Barack Obama, così minuta, piccola di statura, tanto che il presidente americano s’era dovuto abbassare per stringerla, e lei rideva come una bambina emozionata, felice.
Stefania Pezzopane, l’unico politico donna a dover gestire i primi giorni del terremoto dell’Aquila, quelli del dolore, della solidarietà, tutte le istituzioni unite. E poi i mesi seguenti, le settimane delle polemiche, perplessità e critiche sul G8, le macerie non rimosse, le carriole in strada, all’attacco del governo, senza sorriso, perché il dolore era sbiadito e, forse, le elezioni si facevano più vicine.
Era in carica da sei anni, Stefania Pezzopane, sostenuta da una coalizione che abbracciava Pd, Verdi, Rifondazione e Udeur: un anno in più della norma, perché proprio a causa del terremoto l’appuntamento elettorale, all’Aquila, era stato rinviato a questa primavera. Nel 2004 la piccola donna originaria di Onna aveva sfiorato il 60% dei consensi. Due mesi fa una classifica del Sole 24 ore la indicava come la presidente di provincia più amata d’Italia.
Ieri è stata battuta da un quasi oscuro commercialista. Riservato, un tecnico, dicono di Antonio Del Corvo al Pdl. Nemmeno dell’Aquila, ma di Celano. Fino a ieri consigliere regionale, presiedeva la commissione Agricoltura. Vittoria netta: 53,2 contro 45,6. Briciole per gli altri quattro candidati.
Pezzopane lascia la poltrona, la caserma di Coppito, il set dell’Aquila, perché un palcoscenico è stato in questi dodici mesi il territorio devastato dal sisma, tragico e terribile, quando se ne viene cacciati.
È stata travolta subito, lo schiaffo è arrivato veloce: già le prime proiezioni del pomeriggio indicavano un forte vantaggio dello sfidante di centrodestra. Lei è avanti all’Aquila città (56,7 contro 42,7), ma è crollata nel resto del territorio, perdendo 15 punti rispetto al 2004.

(continua su Il Giornale)

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