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Guerra di cifre fra Camera di Commercio e Confcommercio

Sono state smentite ieri dal direttore di Confcommercio le dichiarazioni del presidente della Camera di Commercio relative ad una ripresa delle attività pari al 70%. Secondo Celso Cioni infatti “ancora oggi l’80% del settore economico aquilano è impossibilitato a riprendere le attività. Solo nel capoluogo, sono circa 300 le aziende del terziario che non sono in condizione di riaprire perché situate nella zona rossa”.

Visione divergente quindi, da quella fornita in precedenza dal presidente della Camera di Commercio aquilana, Rainaldi. Secondo la versione di Confcommercio, occorre essere concordi “sull’esigenza di tornare a spingere sull’istituzione della Zona Franca che abbiamo richiesto ufficialmente il 10 aprile. un presupposto fondamentale – conclude Cioni – per il rilancio di un contesto economico e sociale disastrato che con le sole proprie forze non è assolutamente in condizione di riprendere il cammino del rilancio e dello sviluppo”.

(fonte: www.rete5.tv)

Francamente le cifre fornite da Confcommercio mi sembrano poco credibili. Secondo Cioni in pratica solo il 20% delle attività sarebbero ripartite, contro il 70% indicato dalla Camera di Commercio.

Una percentuale decisamente bassa: già in Maggio il sindaco Cialente aveva affermato che a L’Aquila città era operativo il 10% del tessuto economico – che questa percentuale sia solo raddoppiata dopo ben tre mesi sembra davvero difficile.

Probabilmente Confcommercio non tiene conto di chi ha ripreso l’attività fisicamente in luoghi diversi dal punto vendita, ad esempio: so di commercianti che hanno aperto dei chioschi provvisori, proprio perché il loro negozio è tuttora inagibile.

Va anche considerato che una cosa è L’Aquila, con la sua zona rossa, una cosa è l’insieme dei Comuni del cratere: nella sua relazione la Camera di Commercio parla di un 70% relativamente all’intera area del cratere, e di un 50% scarso per L’Aquila città: probabilmente Confcommercio parla solo di L’Aquila città, senza tenere conto del resto del cratere, e considera ancora “inattive” le attività commerciali e di servizio che si svolgono al di fuori della loro vecchia sede, in strutture provvisorie.

Da qui le notevoli, e altrimenti inspiegabili, discrepanze.

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