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Appalti post-sisma, parla Fusi
“Si’, gli chiesi aiuto. In Italia funziona in questo modo”. Lo dice in un’intervista al Corriere della Sera Riccardo Fusi, l’imprenditore sotto inchiesta per gli appalti del terremoto riferendosi a Denis Verdini, coordinatore del Pdl, anch’egli indagato nell’ambito della stessa inchiesta.
Fusi, pero’, aggiunge: “Facevo piu’ affari con il centrosinistra”. Nell’intervista Fusi racconta: Ogni mattina devo alzarmi e andare a spiegare a tutti, specialmente alle banche, che io e Denis Verdini siamo amici ma non gemelli siamesi”.
Per Fusi non e’ strano “rivolgersi a un politico. Perche’ la Lega non ha le sue aziende? E il Pd non ha le Coop? Non ci vedo nulla di male”. Tutto il mondo degli appalti gira intorno ad associazioni, conoscenze, consorterie, perche’ non dovrei girarci anch’io?”.
“Quando ho avuto bisogno – afferma- con Verdini ci siamo sempre sentiti e abbiamo collaborato. In societa’ mai”. Per quanto riguarda gli appalti per la ricostruzione dell’Aquila, Fusi sostiene che “i soci locali del Consorzio erano stufi di rimanere a bocca asciutta perche’, con la storia dell’emergenza, Bertolaso faceva gare a trattativa privata e assegnava i lavori a chi voleva lui.
Mi dissero che era necessario farsi conoscere da Gianni Letta. Io alzai il telefono e chiamai Verdini. Ma sono cosi’ appoggiato che l’unica gara vinta come Consorzio Federico II e’ stata a buste chiuse, con miglior offerta al ribasso”.
Arrestato l’assessore regionale Lanfranco Venturoni
L’assessore alla Sanità della Regione Abruzzo, Lanfranco Venturoni (Pdl), è stato arrestato questa mattina a Teramo dalla squadra mobile di Pescara guidata da Nicola Zupo.
Il provvedimento è stato emesso dalla procura di Pescara a seguito di un’inchiesta sui rifiuti scattata nel 2008. Con Venturoni, arrestato anche il noto imprenditore Di Zio, proprietario della De.co, azienda del settore rifiuti. In tutto dodici gli indagati dell’inchiesta, tra cui i senatori del Pdl Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano, il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi e l’ex assessore Daniela Stati che deve rispondere di favoreggiamento.
Ai primi tre, invece, viene contesta la corruzione. Tra le accuse ipotizzate a vario titolo dalla Procura c’è anche l’istigazione alla corruzione. Il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi non e’ indagato.
Le indagini che hanno portato agli arresti domiciliari per corruzione, peculato ed abuso d’ufficio nei confronti dell’assessore alla Sanità della Regione Abruzzo, Lanfranco Venturoni, sono durate circa due anni.
Le indagini sono state condotte da un pool di tre magistrati della Procura di Pescara guidata dal procuratore capo, Nicola Trifuoggi, e i pm, Gennaro Varone e Annarita Mantini. Il gip che ha concesso le misure cautelari è Guido Campli.
Secondo gli inquirenti si tratta di una delle più grosse indagini mai fatte in materia sul territorio nazionale e certamente la più importante condotta dalla Procura di Pescara in merito ai rifiuti. Gli indagati stavano cercando di realizzare un inceneritore in Abruzzo.
Gli arresti di oggi sono parte dell’inchiesta madre dalla quale è stato stralciato il provvedimento che nello scorso agosto portò alle dimissioni l’ex assessore all’Ambiente della regione, Daniela Stati.
Daniela Stati lascia il PdL
L’ex assessore all’Ecologia e Protezione Civile lascia il gruppo del Pdl per entrare nel gruppo misto del consiglio regionale. “Non ho mai ricevuto solidarietà dai miei colleghi del Pdl –ha dichiarato Daniela Stati- Berlusconi ha fatto un’ordinanza a favore della società. Chiedo che venga qui in Abruzzo a confermare che io non ho mai chiamato lui o fatto pressioni al riguardo”.
Daniela Stati: non ho fatto niente, subito il processo
Accolta da decine di sostenitori, arriva nel suo ufficio privato di piazza Torlonia ad Avezzano accompagnata dai suoi avvocati, Antonio Milo e Alfredo Iacone.
In sala alcuni sindaci della Marsica, il consigliere regionale Iampieri e due assessori provinciali, Marianna Scoccia e Vincenzo Patrizi.
Daniela Stati, dimessasi da assessore regionale lunedì scorso dopo essere stata raggiunta da un provvedimento di interdizione dai pubblici uffici, coinvolta nell’inchiesta sui presunti atti di corruzione nell’ambito della ricostruzione post-terremoto, torna a proclamarsi innocente e estranea ai fatti che le vengono contestati, proprio nel giorno in cui il Gip dell’Aquila Marco Billi ha confermato le misure cautelari a carico del padre Ezio, del convivente Marco Buzzelli e degli imprenditori Vincenzo Angeloni e Sabatino Stornelli.
La Stati chiede alla magistratura di fare presto chiarezza. Le fanno eco i suoi legali: “il procuratore Rossini faccia in modo che il processo si svolga il prima possibile, in quella sede dimostreremo l’infondatezza delle accuse”.
“Sono ottimista per la serenità di non aver fatto nulla” dice l’ormai ex assessore ai giornalisti e ai tanti accorsi per dimostrare vicinanza e affetto alla famiglia Stati, soprattutto a padre Ezio, al quale sono rivolte le scritte apparse fuori al portone dell’ufficio. Lui, politico di lungo corso nella Dc, passando per Forza Italia fino al Pdl, da lunedì in carcere è da ieri in sciopero della fame: “una battaglia per la legalità” la definisce la figlia, avviata con successo alla politica nell’ultimo decennio.
Secondo gli avvocati della famiglia Stati “questa vicenda è la riprova dell’uso distorto delle intercettazioni che qui sono l’unico elemento nelle mani degli inquirenti e che non possono essere considerate prove”.
Il cosiddetto “sistema Stati”? Nessun centro di potere solo un gruppo che lavorando sul territorio riesce a prendere novemila voti e quindi ad essere quasi un partito nel partito.
“Dal partito ho ricevuto attestati di solidarietà e fiducia – ha aggiunto – mi hanno telefonato in tanti, a partire dal coordinatore nazionale Verdini”.
I legali intanto hanno confermato di aver presentato ricorso al tribunale del Riesame contro la decisione del Gip che stamattina ha respinto le istanze di revoca delle misure cautelari.
Inchiesta appalti, parla Daniela Stati
Si sono conclusi dopo piu’ di tre ore e mezzo gli interrogatori di Ezio Stati, l’esponente del Pdl abruzzese, coinvolto nella vicenda di corruzione, insieme a sua figlia Daniela, assessore dimissionario alla Protezione civile regionale. Anche per Stati e’ stata presentata istanza di scarcerazione.
Secondo il legale, Antonio Milo, Stati ‘e’ totalmente estraneo ai fatti contestati e che purtroppo hanno visto applicare nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere.
Inchiesta disordini Santa Croce – aggiornamento
L’inchiesta Santa Croce di Avezzano (AQ), va verso l’archiviazione, in quanto sta per uscire di scena Pietro Zannoni l’unico indagato dell’inchiesta sui disordini della Santa Croce di Canistro che si ribellarono ad un’allarmistica decisione rivelatasi in un secondo momento falsa.
Pietro Zannoni era in vacanza a Rimini il cinque settembre 2008, quando ignoti, utilizzando alcune utenze mobili intestate allo stesso Zannoni, avrebbero ingaggiato, secondo l’accusa, una vera e propria campagna allarmistica e al veleno che genero’ nei giorni caldi della vertenza, piu’ di una protesta tra i lavoratori sfociata in turbativa dell’ordine pubblico.
L’accusa ha come prova cardine i tabulati telefonici del 5 settembre, in cui sarebbero state fatte alcune telefonate in merito all’esito della vertenza, ma Zannoni ha già anticipato al magistrato di trovarsi tra i giorni 2 e 13 settembre, in soggiorno presso l’Hotel Adria di Rimini e di trovarsi quindi fisicamente lontano dai luoghi da lui abitualmente frequantati e da cui pare siano state effettuate telefonate e connessioni atte a realizzare il quadro criminoso nell’intento di gettare veleni sulla già calda vertenza di lavoro.
Zannoni ha chiesto tramite i suoi legali di essere nuovamente sentito in merito a nuove prove che depositerà agli atti, oltre a quella dell’alibi anche quella sull’incertezza dei testi dell’accusa di aver sentito la vera voce di Zannoni in alcune telefonate giunte dalle sue utenze che gli furono rubate.
Va aggiunto che la segreteria del Dr. Zannoni ha segnalato, come ulteriore prova a discarico, che una delle utenze da cui sono partite alcune delle telefonate in questione non è mai stata attivata a suo nome, e non è in alcun modo collegata alla sua persona.
Crolli all’ospedale San Salvatore: quindici indagati?
Dovrebbero essere 15 le persone iscritte nel registro degli indagati, nell’ambito del filone dell’inchiesta ruguardante i crolli all’ospedale San Salvatore.
“Prima di Natale qualche altro provvedimento verrà fuori”. Lo ha annunciato il Procuratore capo della Repubblica de L’Aquila Alfredo Rossini facendo il punto sulle indagini. Sull’identità degli indagati vige il più stretto riserbo.