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Terremoto, Bertolaso: non si chiami fatalità ciò che si poteva evitare
‘La classe dirigente di cui sono parte non ha saputo evitare tanti lutti”. A scriverlo è Guido Bertolaso, commissario straordinario per il terremoto dell’Abruzzo, in una lettera pubblicata integralmete dal settimanle Left, in edicola oggi.
Nella lettera inviata al padre di una vittima del terremoto de L’Aquila, il capo della Protezione Civile parla di ”omissioni colpose” e di ”irresponsabilità colpevoli”.
Ma il commissario straordinario, spiega una nota della rivista, non fa i nomi e cognomi e si accende la protesta dei parenti lasciati soli.
”Mi assumo la piena responsabilità di ciò che ho fatto e che faccio, insieme a quelle di chi non ha fatto – denuncia Bertolaso nella email – e non ha assunto responsabilità quando doveva farlo per evitare la morte di persone innocenti”.
Sul banco degli imputati finisce un’intera ”classe dirigente che – si legge nella lettera pubblicata da Left – non ha saputo fare ciò che era possibile per evitare lutti e dolori a tante, troppe persone”. E conclude: ”E’ giusto che non si chiami fatalità o disgrazia ciò che poteva essere evitato”.
(fonte: ASCA)
Non ancora pronto l’elenco-bis dei comuni terremotati
Il nuovo elenco dei comuni terremotati è ancora allo studio della Protezione civile, che sta valutando la documentazione inviata dai Comuni interessati: la pubblicazione del nuovo – e definitivo, si spera – elenco dovrebbe essere comunque imminente.
Fra i comuni che quasi certamente verranno inclusi nel nuovo elenco Sulmona e alcuni centri del comprensorio della Val Peligna.
Gira voce che l’elenco possa comprendere più “fasce” terremotate, almeno due, con agevolzioni e interventi differenziati a seconda della “fascia” di appartenenza.
In questo caso chiaramente Sulmona e gli altri centri più lontani dall’epicentro del sisma del 6 Aprile avrebbero diritto a minori agevolazioni rispetto a L’Aquila e agli altri comuni maggiormente colpiti: una mossa ragionevole, che eviterebbe l’eccessiva dispersione dei fondi destinati alla ricostruzione e la “prodigiosa” moltiplicazione dei comuni “terremotati” – a questo proposito ricordo che dopo il sisma dell’80 in Irpinia i comuni “terremotati” – e quindi aventi diritto ai fondi per la ricostruzione - passarono nel giro di poco tempo da meno di 40 a più di 600, consentendo sia speculazioni clientelari da parte dei politici locali sia l’esplosione del fenomeno camorristico: uno scandalo, una vergogna che qui non deve ripetersi.