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L’Aquila, 5 anni per liberare la città dalle macerie
“Ci vorranno cinque anni per liberare L’Aquila dalle macerie del terremoto del 6 aprile. Macerie che sono state stimate in 1,5 milioni di metri cubi soltanto per le costruzioni pubbliche”.
Lo ha detto ieri l’assessore comunale all’Ambiente, Alfredo Moroni, illustrando il piano straordinario di intervento per “fare uscire la città da un’emergenza sociale”, quella della presenza massiccia di rifiuti ingombranti e degli inerti.
Protezione Civile: nessun cittadino abbandonato o deportato
”I supposti sfollati abbandonati nelle ex tendopoli di Piazza d’Armi sono coloro che hanno rifiutato di lasciare l’area pur avendo avuto la certezza di sistemazioni alternative e molto piu’ confortevoli. Tutti gli aquilani che sono stati trasferiti nella Scuola della Guardia di Finanza di Coppito hanno peraltro piu’ volte e pubblicamente manifestato la loro piena soddisfazione per la nuova accoglienza”.
Lo si legge in una nota diffusa dalla Protezione Civile che prosegue: ” L’area di Piazza d’Armi e’ stata del resto restituita al Comune a far data dal 9 settembre, e nulla puo’ essere imputato alle amministrazioni competenti che assicurano ancora l’assitenza per oltre trentamila persone.
De Bernardinis, enti impreparati allo smaltimento macerie
E’ stato il vice capo Dipartimento della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis, ad aprire la VII edizione di Varirei, Congresso internazionale per la valorizzazione e il riciclaggio dei rifiuti industriali, in corso di svolgimento all’Aquila.
De Bernardinis ha esordito facendo il punto sulla situazione dello smaltimento delle macerie del terremoto nel territorio aquilano e centrando l’attenzione su come la prima difficolta’ da affrontare in queste situazioni sia come e dove spostare questi materiali ”perche’ – ha spiegato De Bernardinis – gli enti preposti non hanno una pianificazione e una identificazione di siti idonei allo smaltimento e al riciclaggio di rifiuti che derivano dalle emergenze”.
”Per questo – ha proseguito – la catena dello smaltimento del ‘qualsiasi’ diventa il collo di bottiglia della gestione della prima fase dell’emergenza che rallenta tutte la fasi successive, sia quella della stabilizzazione che della ricostruzione. Difficolta’ – ha sottolineato De Bernardinis – che diventano ancora piu’ forti quando si ha a che fare con quantita’ enormi di materiale, come sta avvenendo qui all’Aquila”.
Terremoto, oggi la graduatoria per gli alloggi
Saranno resi noti oggi i nomi degli sfollati ai quali verranno assegnati i primi alloggi antisismici del progetto Case. L’annuncio ufficiale sarà dato dal capo della Protezione civile Guido Bertolaso insieme al prefetto Franco Gabrielli e al sindaco Massimo Cialente.
Saranno forniti gli elenchi di tutti gli aventi diritto e non soltanto di coloro che potranno entrare nelle nuove case antisismiche già da fine mese quando avverrà la consegna degli alloggi.
Sono previsti inoltre ulteriori controlli per verificare le assegnazioni dopo i censimenti fatti nelle tendopoli e sulla costa. A beneficiare degli alloggi saranno le 4500 famiglie, circa 15mila persone, che hanno la casa classificata E, F oppure zona rossa.
A Onna si torna lentamente a vivere
«Una bella casa, siamo contenti, finalmente possiamo cominciare a tornare alla normalità. È stato un miracolo, più di così non potevano fare, hanno lavorato sempre, anche quando era festa, sotto il sole e sotto la pioggia», queste le prime parole di chi ieri ha ricevuto dal presidente Silvio Berlusconi le chiavi di casa.
«Oggi (ieri, ndr) è una giornata speciale – ha fatto eco la moglie – non siamo più abituati a un tetto, da mesi siamo nelle tende. Dobbiamo ringraziare tutti». Nuove casette in legno accanto al vecchio paese. «Siamo contenti ma vogliamo tornare il più presto possibile nelle nostre case, dobbiamo ristrutturare il paese», ha detto Giustino Parisse durante la commemorazione davanti al nuovo asilo, ma lo ha ripetuto tanta gente, soprattutto quelli più anziani.
«Rimane il ricordo del nostro paese – racconta Anna – la vita quotidiana, gli orti, gli animali. Siamo rimasti qui per non abbandonare nulla ma anche per non perdere la memoria dei nostri luoghi».
Applausi e parole di apprezzamento da parte della gente per l’impegno dello Stato, della Protezione civile, ma soprattutto per la Provincia autonoma di Trento e per la Croce Rossa. «Il nostro paese riparte da questo giorno – chiede di scrivere Giovanni – siamo contenti ma non deve essere un punto di arrivo. Da oggi si ricomincia la ricostruzione, quella vera».
Bertolaso: consegneremo altri 700 appartamenti entro il 29/09
Oggi novantaquattro villette di legno prefabbricate, realizzate dalla Protezione civile e dalla Provincia autonoma di Trento con il contributo economico delle donazioni che ha ricevuto la Croce Rossa italiana, a Onna.
E il 29 settembre saranno consegnati i primi 700 appartamenti antisismici a L’Aquila destinati a ospitare 2500 persone. Lo ha detto il Capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, dai microfoni di Radio Anch’io, assicurando che le tendopoli stanno per essere smantellate: ”Gia’ dal maggio scorso – ha ricordato – avevamo detto che a settembre avremmo chiuso le tendopoli.
Lo stiamo facendo”, specificando, pero’, che gli sfollati resteranno nelle villette di legno ”solo fino a quando non avranno ricostruito la loro casa”, poi il Comune decidera’ cosa fare delle strutture.
(fonte: ASCA)
Terremoto, Ok di Bertolaso a casette in legno nelle frazioni de L’Aquila
”Saranno realizzati i MAP, le casette di legno antisismiche, nelle frazioni del territorio comunale dell’Aquila. Ed e’ un successo di tutta la citta’, fortemente voluto da me e dall’amministrazione comunale”.
Lo annuncia il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che aggiunge: ”Un ringraziamento particolare va al Commissario delegato, il sottosegretario Guido Bertolaso, per aver compreso quanto da tempo la Municipalita’ dell’Aquila aveva assunto. E cioe’ quella che i siti del progetto C.A.S.E., per quanto oggettivamente molto importanti – anzi, essenziali – per garantire una sistemazione a coloro che non hanno piu’ l’abitazione, non potevano soddisfare l’intero fabbisogno abitativo, ma soprattutto quello sociale. E questo perche’ nessuno, nel nostro territorio (vastissimo, con decine e decine tra localita’ e frazioni), avrebbe gradito allontanarsi dalla propria terra, dal proprio borgo”.