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Parolacce ai dipendenti: secondo la Cassazione è reato
Dire parolacce rivolgendosi ai dipendenti è reato. A stabilirlo è stata una nuova sentenza della Corte di Cassazione di Roma secondo cui un datore di lavoro non può usare epiteti e parolacce come “stronza” rivolgendosi ad un dipendente senza pagarne le conseguenze. Se si usano parole del genere, infatti, si rischia una condanna per ingiuria.
La Cassazione ha condannato un imprenditore che dopo aver espresso dei giudizi negativi sulle capacità professionali della sua impiegata l’aveva anche bollata come ‘stronza’ perché si era dimostrata suscettibile. A nulla sono valsi gli argomenti della difesa di far apparire la frase incriminata come tentativo per invitare la dipendente a non drammatizzare.
In questo modo, la Quinta sezione penale ha convalidato una multa di 240 euro all’ imprenditore di Avezzano, in provincia dell’Aquila, colpevole di avere detto alla dipendente ‘sei una stronza se te la prendi’.
La donna si era risentita per un rimprovero del capo e aveva espresso il rammarico. Lui, di tutta risposta, aveva replicato dicendo che era una ‘stronza’ se se la prendeva. Il datore di lavoro era stato querelato e condannato dal Tribunale di Avezzano nel giungo 2009.
Caccia, il TAR respinge le richieste degli animalisti
Il Tar ha respinto la richiesta, avanzata dalle associazioni animaliste, di sospensione della deliberazione con la quale la Giunta regionale ha adottato il calendario venatorio 2009- 2010.
Contestualmente il Tar ha rigettato identica richiesta di sospensiva della successiva determina del dirigente del Servizio ittica e programmazione, con la quale si fornivano chiarimenti all’organo giudicante.
La notizia e’ stata resa nota dall’assessore alla Caccia, Mauro Febbo, subito dopo la notifica. “La decisione del Tar – ha dichiarato Febbo – ci conforta e sancisce la legittimita’ dell’operato della Giunta regionale. Inoltre, accoglie le nostre interpretazioni laddove, con un atto successivo alla deliberazione, abbiamo fornito delucidazioni in ordine alla cacciabilita’ di alcune specie.
In sostanza – ha concluso l’assessore – si e’ alzato un inutile e dannoso polverone, mentre sarebbero piu’ consoni, a dei veri spiriti animalisti, atteggiamenti riflessivi, responsabili e rispettosi delle istituzioni e, soprattutto, delle sentenze”.